Distribuzione o accumulazione? Meglio pochi…ma subito

Psicologia o effettiva convenienza? Il tema della distribuzione del dividendo o dell’accumulazione in ambito di gestione dei proventi da ETF occupa da sempre posizione di spicco. Quale delle due alternative è più conveniente scegliere? Quale dei due metodi utilizzati risulta più profittevole sul lungo termine? Dare una risposta a tale interrogativo non è poi così difficile, sebbene i dati rilevati sul mercato parlino chiaro e all’opposto rispetto a ciò che logica vorrebbe: gli investitori preferiscono la distribuzione all’accumulazione, nonostante la seconda renda effettivamente più della prima. Chi non è d’accordo, agisca ora o taccia per sempre.

Sebbene la pratica dell’accumulazione sia di per sé più vantaggiosa in termini di rendimento e crescita del capitale, l’idea di un dividendo (etf dividendi) letto solo in via contabile e non percepito fisicamente indispone spesso l’investitore. Il vedere costantemente l’accredito sul conto e la percezione di una cedola fissa da poter eventualmente reinvestire, invece, sono divenuti, nel corso degli ultimi anni, fattori più che mai rilevanti per coloro che contrattano tramite ETF, la cui avversione al rischio si è fatta via via sempre più forte al deteriorarsi della crisi.

Poco importa allora se a conti fatti il totale risulta inferiore: il metodo a distribuzione ha permesso di venire in contro all’esigenza di una piazza timorosa, di eliminare il rischio di lungo termini e l’incertezza di un capitale finale che, a monte, non si sa a quanto possa ammontare a scadenza.

 Proventi? Minor tempo, minor ammontare


Inoltre, anche dal punto di vista fiscale, la convenienza tenderebbe ad indicare la preferenza per un fondo ad accumulazione, dove la tassazione sul rendimento capitalizzato viene pagata in un’unica tranche e a fine contratto, senza la necessità di frammentarne la mole periodicamente.

Concludendo, nonostante l’ammontare delle aliquote successive su ogni provento distribuito, sommate, risultino superiori rispetto al pagamento capitalizzato delle plusvalenze reinvestite, l’investitore medio odierno risponde solo ad un’esigenza: pochi ma subito.

 

 

 

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