Non si tratterebbe di grandi masse di lavoratori, ma di vere e proprie fonti energetiche “alternative” ma il cui impatto sull’ambiente è ancora tutto da verificare. Si parla di idrati di metano, presenti nel permafrost e nei fondali marini. Nello specifico ci sarebbero grandissime porzioni di questo combustibile (100 milioni di miliardi di metri cubi) intrappolate proprio nel ghiaccio. Prospettiva allettante per quei paesi che si trovano ad essere poveri di combustibile e nella stretta necessità di riuscire a trovare una fonte energetica autonoma per dare una spinta alla propria ripresa economica.

In primis il pensiero va al Giappone che all’indomani del disastro di Fukushima, ha bloccato i programmi basati sul nucleare e ha contemporaneamente attuato una politica di allentamento monetario e stimolo dell’inflazione per riuscire a stimolare l’export.

Purtroppo, nel contempo, ha registrato anche un forte aumento delle spese per l’energia, elemento di cui è privo e che resta di importanza assoluta per l’industria, soprattuto in vista di una ripresa. Ebbene, gli idrati di metano potrebbero essere la soluzione, una leva che si porterà dietro anche gran parte del sud est asiatico, le cui nazioni sono già parte di quegli emergenti sui quali gli economisti ripongono tante speranze per la ripresa mondiale.

Se non fosse che le tecniche estrattive sono particolarmente arretrate, tanto almeno da non rendere economicamente conveniente il loro sfruttamento almeno allo stato attuale delle cose. Un po’ lo stesso discorso che da tempo si sta facendo sul fracking la discussa tecnica estrattiva del gas scisto che dovrebbe rendere gli Usa una potenza economicamente indipendente per il 2020. Una data in cui coincidono anche le velleità economiche della Cina che proprio per quell’anno dovrebbe sorpassare gli Usa nella classifica delle potenze che producono la più alta percentuale di prodotto interno lordo. E sarà proprio il fracking a creare la pace tra le due superpotenze. Infatti non ci saranno problemi per eventuali concorrenze, anzi, sarà l’occasione per entrambe di uscire dalla dipendenza dagli stati canaglia con i quali, soprattutto Pechino, si è trovata ad aver a che fare. Entrambe le potenze hanno la necessità di trovare fonti di energia ed in questo caso sono dei campioni di voracità, basti pensare che la sola Cina importa quotidianamente 500 mila barili al giorno. Ma se in un futuro non tanto lontano Washington presterà le sue conoscenze tecnologiche sulle quali adesso sta facendo grande pratica arrivando ad esserne leader mondiali, alla sua passata avversaria e presente alleata Pechino, il vantaggio per entrambe sarà innegabile.