Easy Money

(Photo credit: @Doug88888)

 

Il rally di Wall Street può tornare utile anche in Italia. Come? Sfruttando proprio l’influsso
che l’azione della Federal Reserve ha sulle monete internazionali, compresa la famosa
guerra valutaria che ultimamente sta occupando sempre più spesso le cronache
finanziarie.

Non solo, ma un aiuto insperato arriva proprio da quella stessa Bank of Japan che da
sempre ha voluto mantenere, costi quello che costi, l’inflazione bassissima, con uno yen
dal peso stratosferico e sotto la cui mole l’intero sistema economico giapponese stava
crollando. Considerata una valuta fin troppo sicura, lo yen ha potuto vedere una maggiore
mobilità con l’arrivo del nuovo numero uno alla BoJ, quello stesso Kuroda che, a
imitazione di Mario Draghi e del suo “faremo tutto il possibile per aiutare l’euro e state
tranquilli, sarà sufficiente” si è voluto impegnare fino all’inverosimile per poter sbloccare
l’empasse dello yen. E ci è anche riuscito, mettendo in campo una serie di misure estreme
per stimolare l’economia nipponica, talmente forti da sorprendere persino gli stessi addetti
ai lavori.

 

Ad ogni modo questa serie di continue iniezioni di liquidità nel sistema e svalutazioni
ufficiose (lo yen ha perso il 40% da ottobre e la sterlina è sulla stessa strada) hanno creato
fortissime proteste da più parti, soprattutto da quelle economie emergenti che rischiano di
vedere un afflusso imprevisto di capitali non sempre gradito e non sempre gestibile
soprattutto da parte di sistemi finanziari ancora troppo acerbi per affrontare in problema
del genere.

 

Ma come tutto questo può tornare utile all’investitore italiano? Sfruttando gli strumenti che
ultimamente hanno invaso anche il mercato italiano. fondi d’investimento focalizzati su
strategie valutarie oppure quei tanto discussi Etc/Etn che clonano l’andamento valutario
con eventuale effetto leva anche sull’euro.

 

Sul mercato forex (oltre 4mila miliardi di dollari di scambi ogni giorno), è il principale punto
di riferimento per l’andamento delle valute. Il tutto alla luce di un andamento rischioso da
parte dell’euro che tra il pericolo greco e quello spagnolo prima, passando per Dublino,
Lisbona e Nicosia proprio in queste settimane, diventa esca e cavia per la speculazione
pura. In quest’ottica possono essere inquadrati anche gli andamento di dollaro e yen,
aiutati anche e soprattutto dalle decisioni delle rispettive banche centrali che ne
permettono un’involontaria, ma spesso comoda, svalutazione.

 

Ebbene, in quest’ottica un rialzo dell’euro (alquanto artificioso vista la situazione
dell’economia reale del Vecchio Continente), vede un rally delle Borse e delle materie
prime e una deducibile aumentata appetibilità verso il rischio. Nel caso di debolezza,
allora, si torna alla fuga verso i porti sicuri di Bund e titoli di stato Usa.

 

Ma un fattore che non è ancora stato preso in adeguata considerazione è il renmimbi, la
valuta cinese la quale alla luce delle prossime riforme finanziarie annunciate alla fine
dell’ultimo Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, potrebbe portare a un ridisegnamento  generalle della moneta. Il perchè è facilmente spiegato: attualmente la conversione dell’unità cinese non è internazionale e riservato solo agli investitori
professionisti. Ma ultimamente si sta apprezzando e molto, nei confronti del biglietto verde, non solo, ma i suoi rapporti commerciali con l’Iran (petrolio pagato in renmimbi) potrebbe portare a un ulteriore apprezzamento.

 

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