Siamo a marzo 2013 e Federico Ghizzoni esprime serenità per l’evoluzione della vicenda, intanto, però, non tutti condividono la sua visione forse troppo ottimista. Si parla in questo caso del recupero credito i verso i Ligresti. E non di poco: si parla di 180 milioni di euro, somma che Unicredit (http://www.borsaoggi.net/unicredit-il-tesoretto-dimenticato/) richiede ma verso la quale, secondo il Tribunale, la banca di Piazza Cordusio potrebbe non avere diritto. O almeno non in pieno. Infatti pur essendo il principale creditore verso l’impero di Ligresti, la corte meneghina ha infatti escluso Unicredit dai pretendenti per il fallimento di Sinergia dichiarandola creditrice chirografario quindi priva di alcuna garanzia sulla vicenda Imco. Una situazione che condivide con il resto delle altre banche. Per lei il totale dell’operazione, è di 140 milioni. Una differenza notevole rispetto a quanto inizialmente previsto. Nell’insieme, però, la somma per le banche creditrici, che comprendono anche Bpm e Banco Popolare, supera i 340 milioni di euro. In particolare l’interesse grava su Sinergia, proprio perchè all’inizio di febbraio la banca era stata esclusa anche da quest’ambito. Paradosslamente, il fatto di essere ammessi come creditori per Imco è anche una situazione fortuita visto che la presenza di Unicredit rientra, secondo le richieste dei giudici “nell’ambito di una più ampia operazione depauperatoria del patrimonio dell’impresa fallita”.banca

Sulla strada di un complicato passaggio che parte dall’ipoteca, fatta da Ligresti di una zona dell’area Cerba, in cambio di un prestito da 120 milioni di euro da parte di Unicredit e che passa poi per un ulteriore trasferimento del debito a Imco, (un percorso che nella realtà dei fatti risulta ben più caotico tanto che gli stessi inquirenti hanno difficoltà nella ricostruzione e che qui per amor di brevità estremizziamo) si arriva alla decisione finale di un concordato fallimentare preventivo, in modo da ricevere almeno una parte della somma richiesta con una gestione diretta da parte delle banche bypassando i curatori fallimentari. Questo spiegherebbe il tendenziale ottimismo di Gizzoni. Sempre che il tribunale approvi l’idea del concordato.