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Banca Monte dei Paschi di Siena l’ha approvato: l’aumento di capitale si farà, ma in data ancora da definirsi.

Niente da fare per il momento per la banca senese che, dopo la delibera dell’aumento da tre miliardi di

euro accolto dall’assemblea degli azionisti, ha incontrato l’opposizione dell’omonima Fondazione che,

proprio tra quegli azionisti, occupa una parte prioritaria (34%). Una ricerca di capitale indispensabile per il

gruppo bancario italiano più discusso dell’ultimo anno, che in vista del rigido controllo di rispetto delle

direttive UE di solidità bancaria (previsto entro fine anno), ha iniziato a porsi il problema di come saldare un

debito esorbitante, includente il prestito da 4 miliardi di euro concessole tramite ‘Monti Bond’.

Con una quota nel capitale pari ad un terzo, la Fondazione ha dovuto fare i conti con un fattore temporale

poco accomodante: la combinazione delle scadenze. Di quella terza parte di capitale in mano all’ente MPS,

infatti, solo la metà sarebbe ancora totalmente in suo possesso, avendo utilizzato la rimanente quantità di

azioni (il corrispettivo di 350 milioni) come garanzia a favore di prestiti da privati. Il fine di tali prestiti? Il

poter partecipare al precedente aumento di capitale della stessa banca.

La chiave del la convenienza: il tempo.

Se il nuovo aumento di capitale fosse stato intrapreso nell’immediato, dunque, e la Fondazione non avesse

avuto nuova liquidità disponibile per partecipare all’attuale emissione, la quota di nuove azioni sul mercato

sarebbe finita in mano a terzi e privati, mentre le azioni già possedute dalla Fondazione MPS (sulla cui metà

avrebbe continuato a gravare un diritto di garanzia dei creditori), avrebbero subito un’importante

svalutazione, tale da condurre lo stesso ente a perdere la maggioranza in assemblea.

Una trovata particolarmente lungimirante quella vista dall’ottica della presidentessa della fondazione

Mansi, che trova zone d’ombra alla luce delle motivazioni sostenute dal Cda: il rinvio di un aumento di

capitale, infatti, non solo aggraverà il controvalore del debito in essere e, dunque, degli interessi, ma

accrescerà la difficoltà del trovare soggetti disposti, nel corso del 2014, a partecipare all’offerta d’acquisto.

Con la ricapitalizzazione imposta dall’UE alle banche italiane ed europee, infatti, la necessità di tutte le

banche di reperire risorse e saldare falle si farà via via crescente, facendo nascere il rischio che, a parità di

richiesta di finanziamenti sul mercato, la selezione di quelle realtà ‘a minore rischio’ porti MPS all’ultimo

gradino della scala di preferenze.

Solo il tempo valuterà se quel maggio, indicata come unica data effettiva di inizio, risponderà alle esigenze

di una MPS in apnea.